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Sulle elezioni nelle Comunanze

Alle elezioni per il nuovo Consiglio di Amministrazione e Presidente della Comunanza Agraria si sono presentati venti candidati per i sette posti di consigliere disponibili, un numero superiore alle precedenti elezioni e che ci rende contenti del faticoso cammino che stiamo compiendo, tra mille ostacoli.

Ieri un quotidiano locale a cui stiamo particolarmente a cuore e che parla spesso della Comunanza gualdese ha affrontato, seppure in chiave ironica, il tema delle nostre elezioni.

Oggi il nostro sindaco ha nuovamente scelto il dialogo tramite testata giornalistica.
Molto costruttivamente lo prendiamo come spunto per illustrare i principi alla base dello Statuto che regolano anche la democrazia partecipativa di una comunanza.

Le Comunanze fanno parte dell’ordinamento primario dello Stato, ed hanno quindi una totale autonomia statutaria dagli altri Enti, compresi gli enti politici.

Le limitazioni presenti nel nostro Statuto, come il veto alla candidatura di dipendenti della Comunanza e del Comune nonchè dei consiglieri comunali, in realtà sono presenti anche in quelli di molte altre comunanze (bastava un minimo di ricerca negli statuti delle decine di comunanze umbre), e nel nostro caso sono state approvate all’unanimità dall’intera assemblea della Comunanza dopo approfondito confronto.

Assemblee alle quali, ricordiamo, qualunque gualdese può partecipare.

Che senso hanno queste limitazioni? Questa netta suddivisione dei ruoli serve per garantire la completa libertà e autonomia della Comunanza stessa, e dei suoi rappresentanti eletti, da interferenze, imbarazzi o conflitti di interesse tra chi persegue un interesse comune in un ente pubblico e chi invece persegue un interesse collettivo in un ente di diritto privato che rappresenta una specifica proprietà.

Proviamo a spiegarlo con un esempio teorico più comprensibile:

Nasce un nuovo progetto: due enti pubblici (es: due Comuni) decidono di realizzare una nuova infrastruttura di collegamento tra i due territori, attraversando i terreni di una Comunanza.
I comuni stanno quindi perseguendo un interesse pubblico di carattere ed interesse non solo comunale, ma anche regionale o nazionale.

Cosa deve fare una Comunanza in questo caso? Non può scegliere sulla base di una valutazione politica o di consenso, ma DEVE per legge tutelare l’interesse dei titolari della proprietà collettiva, a prescindere dalla condivisione o meno del progetto.

In sostanza DEVE garantire la tutela dei beni civici fondati su principi intoccabili, ribaditi anche dalla recente legge 168/2017 (secondo la quale tali beni sono indisponibili, imprescrittibili, e non soggetti a usucapione, non possono essere alienati e sono indivisibili) e garantire l’interesse della collettività proprietaria del bene.

La Comunanza quindi, in totale autonomia dalla volontà politica degli enti pubblici, DEVE per legge valutare se l’opera proposta nel progetto soddisfi i criteri che garantiscono l’interesse collettivo.

 Solo una volta fatta questa valutazione la Comunanza può quindi lavorare per quel progetto, a questo punto in comunione di obiettivi con gli enti pubblici, considerando anche le giuste compensazioni per eventuali sottrazioni di beni civici.

Le regole che si sono date molte comunanze, attraverso lo strumento dello Statuto, hanno quindi lo scopo esclusivo di mantenere separato il proprio ambito da quello degli enti politici o altri enti pubblici, per non sovrapporre pericolosamente interessi o obiettivi di enti che hanno scopi statutari diversi.

Tutto questo ovviamente non pregiudica, ma anzi auspica, che una volta tutelati i propri scopi statutari, i diversi enti possano perseguire obiettivi comuni, come ad esempio lo sviluppo del turismo, lo sviluppo di un'economia rurale sostenibile, etc...

Chiarito tutto questo dovrebbe ora essere più chiaro che, indipendentemente da chi componga un Consiglio di Amministrazione di una comunanza, indipendentemente da cosa pensino “politicamente” i componenti un CdA, l’azione di una Comunanza opera sui binari normativi strettissimi degli usi civici, binari in cui la politica non può e non deve entrare.

Per questo la Comunanza non è, e non potrà mai essere, il “doppione” di un Comune.

Non potranno mai esserci parallelismi tra un'Amministrazione Comunale che governa un bene comune sulla base di un consenso popolare e sulla base delle proprie scelte politiche, e una Comunanza che come Ente di diritto privato amministra una proprietà collettiva, sulla base esclusiva dell’interesse e della tutela sia dei propri utenti sia del patrimonio ambientale da essa gestito.

Proviamo quindi a fare un altro esempio, basato su fatti realmente accaduti in questi mesi, per evidenziare dove sorgono quelle “interferenze, imbarazzi o conflitti di interesse” cui abbiamo precedentemente accennato, e che è nostro dovere statutario evitare proprio grazie a quelle norme restrittive messe oggi in discussione da quell’articolo e da chi ne ha condiviso i contenuti, senza conoscere o comprendere principi che ne sono alla base:

Rocchetta S.p.A. qualche mese or sono ha tentato di dimostrare, in tribunale, che la sorgente originaria nella omonima gola ricadeva all’interno di una sua proprietà.

La Comunanza si è attivata immediatamente per dimostrare che, al contrario, la sorgente è, ed è sempre stata, all’interno dei terreni soggetti a uso civico, quindi di proprietà collettiva.

Per farlo, era necessario nominare un Consulente Tecnico di Parte (CTP) che effettuasse una perizia tecnica per dimostrare che quanto sostenuto da Rocchetta S.p.A. fosse infondato.

Seppure si trattasse di un atto per la tutela di un valore preziosissimo per noi tutti, il vice presidente della Comunanza Mauro Guerrieri ha dovuto contattare ben 12 geometri gualdesi che hanno tutti rifiutato, per evitare problemi con gli enti pubblici con i quali devono lavorare quotidianamente.

Alla fine della ricerca, sconsolati per il clima che si respira e in cui si opera nella nostra città, abbiamo quindi dovuto nominare un tecnico non gualdese.

Rimaniamo a disposizione di tutte le persone di buona volontà che, andando oltre l’innovativo concetto di “dialogo a mezzo stampa”, siano sinceramente interessate al dialogo e al confronto su questi temi fondamentali per il futuro della nostra città.

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